cassetti confusi

cassetti confusi
A SCUOLA DALLO STREGONE

martedì 1 maggio 2018

1° MAGGIO!


Sì, c'è stato un mondo e un periodo storico nel quale l'essere un LAVORATORE , era un motivo di dignità, di nobiltà. L'appartenenza al mondo produttivo era una sicurezza, un punto di riferimento, un ASSIOMA SOCIALE...E oggi?.. Qual'è l' identità che prima passava tra le tessere del sindacato o le tessere di partito?..Quante volte abbiamo scritto nome, cognome indirizzo e n° di telefono? Cosa cazzo ne è rimasto?


Robert Wyatt's English language version of the Internationale.




mercoledì 25 aprile 2018

MORIRE DI ANTIFASCISMO: I FRATELLI CERVI



Frugando i miei cassetti  in soffitta, (da molto non lo facevo, c’era un sacco di polvere…) mi è capitato fra le mani questo libretto di appena 94 pagine,  stampato nel 1956, dal titolo  I MIEI SETTE FIGLI il racconto di ALCIDE CERVI,  della sua vita semplice da contadino  e del sacrificio dei sette figli, eroi della Resistenza, uccisi brutalmente il 28 dicembre del 1943 dai fascisti.
La guerra è odio ma quello era solo odio: uno dei tanti momenti bui della storia del nostro Paese..
Italiani che ammazzano altri italiani, allora era inconcepibile. Oggi più niente ci meraviglia. Ma questo non è una bella cosa...

Allora si combatteva per la propria libertà. E oggi? Siamo liberi, o siamo illusi di esserlo?

Il racconto si conclude così:
“Io vorrei farvi sentire che cos'è avere ottant’anni, aspettarsi la morte da  un momento all’altro, e pensare che forse tanto sacrificio non è valso a niente, se ancora odio viene acceso tra gli italiani. Che il cielo si schiarisca, che sull’Italia torni la pace e la concordia, che i nostri morti ispirino i vivi, che il loro  sacrificio scavi profondo nel cuore della terra e degli uomini. Allora si, mi sarò guadagnato la mia morte, e potrò dire alla madre dolce e affettuosa, alla sposa mia adorata: la terra   non è più come quando tu c’eri, sulla terra si può vivere, e non solo morire di crepacuore. E ai figli, dirò: l’Italia vostra è salva, riposate in pace, figli miei.”

Alcide Cervi





sabato 31 marzo 2018

AUGURI JAZZ





Love the one you're with
love your children
in a world without races,
without religions,
without wars...
(It's possible?)
AUGURI A TUTTI !


(Foto by Roberto Polillo: Art Blakey and his wife in Milan 1968)



Art Blakey & Lee Morgan - 1959 - Au Club Saint-Germain Vol1 - 02 Whisper Not






giovedì 18 gennaio 2018

HOT TUNA - BURGERS (1972)



Quattro brutti ceffi a bordo di una fiammante Buick nera dei primi anni ’30, piombata sulla West Coast direttamente da Chicago non si sa come, percorrono una strada che costeggia il litorale illuminato da un caldo sole di primo mattino..

Il sole è uscito stamattina

L'autostrada mi ha mostrato la via

Crepe nella sabbia mi hanno trascinato in mare

Ho lavato via le mie preoccupazioni (…)



I brutti ceffi sono gli Hot  Tuna: Jorma Kaukonen, Jack Casady,  Papa John Creach e Sammy Piazza, la scena è la descrizione dell’immagine sulla copertina di Burgers, album pubblicato nel 1972 dalla  Grunt Records, il primo album di questo gruppo registrato interamente in studio. Felice miscuglio di rock psichedelico di marca ”Jefferson  Airplane, e Starship”, blues, ragtime e country. Terzo album dopo i live “Hot Tuna” (1970) e “First Pull Up, Then Pull Down” (1971). E’ allora chiaro perchè John Henry Creach,  chiamato affettuosamente dagli amici più giovani “Papa” è salito su quella macchina: aveva suonato con Fats Waller  il ragtime e lo swing con Louis Armstrong, ma anche il blues con Big Joe Turner e T-Bone Walker e per lui è naturale improvvisare come un funambolo sulle corde del suo violino.  Il suo modo inconfondibile di suonare un po’ swing, un pò tzigano, oltre al raffinato ed elegante  fingerstyle di Jorma ed il suono del basso possente e incessante di Jack sulla punta delle sue dita, sono particolari aspetti tecnici dell’album che ti rimangono impressi. (Se ti interessa continua a leggere  QUI)

HOT TUNA  - KEEP ON TRUCKIN'




sabato 23 dicembre 2017

IL CALENDARIO DI CASSETTI CONFUSI IN OMAGGIO!



Ebbene si, non pensavo che sarei caduto così in basso, al punto di trasformare un gadget in un post di fine anno. Anche qui, siamo arrivati alla frutta.. però si tratta di un lavoro fatto con le mie mani  ed ho impiegato anche un tot di tempo. Ed è un modo di augurare a chi si avventura da queste parti ogni bene...Il colore del fondo è verde acqua, come una speranza annacquata - ma sempre speranza rimane.. A seguire un'anteprima delle pagine (dimensioni A3) ma vi fornisco il link per il download.









a tutti buone feste!

domenica 10 dicembre 2017

UNA NOTTE CON BIX BEIDERBECKE di MR.HYDE



Un ricordo di Bix Beiderbecke, in mezzo ad altri ricordi estratto da MAGAZZINI INESISTENTI

Per tutta la durata del pranzo, il Maestro ci aveva, per così dire, intrattenuti, descrivendo la sua nuova, fiammante, protesi dentaria. A bocca aperta, continuava a mostrare quel miracolo della tecnologia sanitaria, che non si sa quanto gli fosse costato..Nessuno di noi aveva avuto il coraggio di guardare.. Il Maestro, noto pianista e dispensatore di sorrisi e canzoni di Fred Bongusto o Bruno Martino per  turiste attempate, nei peggiori locali notturni di Firenze e dintorni, era anche noto per la sua taccagneria  e quella enorme spesa avrebbe occupato gran parte dei suoi pensieri e discorsi per chissà quanto tempo ancora…Tuttavia, non so come, un lampo di barbera violaceo illumino’ il suo animo e trovo’ un guizzo di generosità per  invitarci tutti a casa sua a Firenze, quel fine settimana. Avremmo mangiato e dormito da lui… L’appuntamento fu fissato per la mattina successiva alle 8.00 alla stazione – il treno partiva alle 8e30 – il tempo di munirsi di biglietto. Saremmo stati tutti lì puntuali (dovevamo essere in sette..).
La mia badante era anche badante di una anziana signora ex attrice del cinema muto. Forse aveva avuto un’avventura con uno dei fratelli Lumìere (o entrambi)..Era comunque moolto benestante ed abitava in un palazzetto  all’interno di un  splendido quartiere residenziale di Torino. Quella notte la mia badante improvvisò in mio onore una sfilata con gli abiti di scena custoditi dentro un grande armadio di legno nero, uno dei tanti dentro quella grande casa, dove si ascoltava ancora musica con il grammofono, da vecchi, spessi, dischi in vinile Noi, invece, ascoltavamo musica da un giradischi provvisto di casse acustiche: consumammo Led Zeppelin III, persi dietro l’assolo di Page in  “ Since I've Been Loving You”; “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, “Waiting for the Sun” dei Doors , “Selling England by The Pound” dei Genesis;  ed una molteplicità di LP mai dimenticati .                                                   
Il battere spettrale dell’orologio a pendolo mi sveglio’ alle tre, uscii dalla camera e mi recai nel freddo, buio soggiorno, arredato in stile “dannunziano”, dove avevo intravisto quei vecchi 78 giri. Sedetti su una poltrona vicino al tavolino con sopra il grammofono e da un ripiano estrassi alcuni di quei dischi. Ne presi uno in mano e lessi nell’etichetta: (..... ) 
[Se vuoi saper come è andata a finire, leggi pure QUI ]